Nei primi tre mesi del 2021 TikTok ha rimosso circa sette milioni di account. Il motivo è semplice, se così si può dire: tali utenti erano sospettati di avere meno di 13 anni, l’età minima richiesta per iscriversi alla nota piattaforma cinese.

TikTok underage

Il famoso Social Network ha stilato un vero e proprio rapporto in merito all’argomento, spiegando i metodi utilizzati per individuare gli utenti “underage”: in particolare, è stato creato un vero e proprio team per la moderazione della sicurezza che monitora gli account sospetti.

Negli Stati Uniti chi risulta avere meno di 12 anni viene dirottato su “TikTok for Younger Users”, un ambiente più controllato.

Le regole per i minorenni in Italia

La legge parla chiaro: in Italia è obbligatorio aver compiuto 14 anni per utilizzare i Social Newtork, mentre tra i 13 e i 14 è possibile farlo sotto la supervisione dei genitori. Sotto i 13 anni è semplicemente vietato.

La domanda sorge spontanea: è davvero così? Secondo un sondaggio di Osservare Oltre, l’84% dei ragazzi tra i 10 e i 14 anni possiede un profilo Social, di solito mentendo sull’età all’atto di iscrizione.

Inoltre, è bene sottolineare che la legge prevede anche il divieto di profilazione dei minori fino ai 14 anni. Il problema non è da sottovalutare perché in fase di iscrizione ad un Social Network si dà il consenso a profilare le proprie attività, ma al contempo un quattordicenne non può fornire questo consenso. Un vero e proprio circolo vizioso.

L’aspetto sociale e la consapevolezza

I giovanissimi non percepiscono i rischi potenziali della Rete, né il peso che anche le parole lasciate sulla pagina di un Social possono avere.

Ecco quindi che il 73% dei ragazzi pensa che venir presi in giro online non sia da “sfigati”, mentre il 67% dichiara di divertirsi guardando un video in cui un coetaneo viene bullizzato.

Il problema si pone quindi non solo nell’utilizzo errato e fuori dalle regole dei Social, ma anche in una leggerezza di fondo dei più giovani in cui ciò che accade online non è per forza vita reale.

Questa mentalità, che deriva principalmente da una poca educazione generale ad un uso corretto e consapevole delle piattaforme online, lascia spazio al fenomeno del cyberbullismo di insinuarsi tra i più giovani, facendo credere che possa essere quasi divertente osservare un coetaneo che viene deriso.

DAD e i problemi adolescenziali

Diversi studi hanno dimostrato che l’ultimo anno e mezzo ha acuito i problemi comportamentali e sociali per i più giovani, soprattutto per chi sta vivendo quella fase delicata di vita che chiamiamo adolescenza.

I giovanissimi, infatti, hanno sviluppato una minore capacità di interiorizzare le informazioni, bombardati come sono da immagini, video e messaggi allegati per tutto l’arco della giornata. Inevitabilmente, questo ha portato quasi ad un distacco dalla realtà, vivendo la maggior parte del proprio tempo online.

Probabilmente tutti, un po’ per noia un po’ per tenersi in contatto, hanno eccessivamente utilizzato i Social negli ultimi mesi, ma il vero boom è arrivato dalla fascia tra i 13 e i 19 anni.

Circa il 65% dei teen utilizza TikTok sul proprio smartphone, che di fatto si attesta solo alle spalle di Instagram e Whatsapp.

Comunicazione consapevole: TikTok ci prova

A seguito delle indicazioni del Garante della privacy, TikTok si è impegnata a rispettare diversi punti essenziali per garantire il limite d’età imposto dalla legge.

Oltre a rafforzare i meccanismi di blocco e a sfruttare maggiormente l’intelligenza artificiale, verranno lanciate diverse iniziative di comunicazione sia all’interno della App che offline, per educare gli utenti ad un utilizzo consapevole della piattaforma.

Inoltre verrà studiata e resa pubblica una nuova informativa, più semplice e comprensibile, dedicata appositamente ai minorenni.

Il problema sicuramente non si risolverà con degli spot radio e dei testi ben scritti, soprattutto perché la fascia d’età in questione è tra le più delicate in assoluto.

L’utilizzo dei Social Network, in termini più ampi e quindi non solo per TikTok, andrebbe meglio raccontato e spiegato, per far sì che le persone utilizzino in modo consapevole la tecnologia a propria disposizione.

Troppo spesso abbiamo sentito parlare di problemi di privacy o di normative in zona grigia, eppure la maggior parte di noi, noncurante dei potenziali rischi, ha continuato ad utilizzare le proprie App preferite senza battere ciglio.

Sarebbe quindi importante educare le generazioni, far capire che cosa si sta utilizzando, i rischi che si corrono usando in maniera impropria alcuni mezzi, imparando anche a distinguere tra ciò che è giusto e ciò che non lo è.

Se per gli adulti forse delle campagne di sensibilizzazione sull’argomento sarebbero un ottimo punto di partenza, per i più giovani la società ha a disposizione un mezzo potentissimo: la scuola. Perché con i teen non pensare di partire da lì?

Articolo di Maddalena Oldrizzi